L' Evoluzione della mano nei Primati

I PRIMATI DEL TERZIARIO

I PRIMATI ATTUALI EVOLUZIONE DELLA MANO ANTROPOGENESI

ANTROPOMETRIA


La mano della Tupaia è abbastanza lunga, e le dita sono provviste di acuminati artigli. Essa è  capace di convergenze, cioè di compiere un movimento di flessione delle articolazioni  metacarpo-falange, che avvicina tra loro le punte delle dita al centro del palmo della mano, così da formare una specie di coppa. Il movimento opposto è la divergenza che allarga le dita a ventaglio e forma una larga superficie portante. Una vera capacità prensile non esiste ancora e gli oggetti possono essere tenuti stretti solo con l’aiuto di ambedue le mani. Due mani di tal genere equivalgono quindi funzionalmente ad una sola mano prensile. Una vera capacità prensile presuppone che a tale scopo si possa avere un movimento del pollice non solo sul piano del palmo della mano (divergenza), ma anche ad angolo retto, per cui si forma insieme con le altre dita una parentesi.  


Cranio di tarsio

Tarsio delle Filippine

Il Tarsio presenta nella mano un’altra importante specializzazione: sulla superficie volare della punta delle dita si trovano larghe placche carnose percorse da dermatoglifi o solchi sottili e sormontate ciascuna da unghia appiattita triangolare. Questi cuscinetti sono sufficientemente provvisti di nervi sensori e corrispondono  ai polpastrelli umani. Dopo la "fase tarsica" (leggasi opponibilità falangea) dell’evoluzione del pollice si inserisce la mano di ProconsuI africanus che sebbene manchi l’osso metacarpico del pollice, l’osso trapezoidale con cui esso si articolava indica che il pollice del  Proconsul non aveva esteso la sua mobilità all’articolazione carpo-metacarpica. Esso però non era ancora esattamente opponibile. La vera opponibilità richiede un’articolazione a sella nella connessione articolare carpo-metacarpica. L’opponibilità "impropria" del pollice di Proconsul assomiglia funzionalmente allo stadio raggiunto da talune Scimmie americane (Cebi). L’opposizione impropria del pollice di questi Primati si basa sul fatto che l'osso multangolato maggiore è rivolto verso l’interno e diretto verso il centro della mano.


Il più antico esempio di opponibilità vera del pollice, nella linea evolutiva degli Ominidi, è dimostrabile nei resti trovati negli strati pleistocenici della gola di Olduvai. La vera opponibilità come abbiamo detto richiede un’articolazione a sella carpo-metacarpica, in quanto tale articolazione permette i normali movimenti di flessione-estensione, abduzione, adduzione, ed inoltre un tipo di rotazione combinata come la circumduzione, per cui il pollice può essere mosso intorno ad un asse del centro dell’articolazione ed essere contrapposto alla superficie palmare delle altre dita.

Fra le ossa della mano rinvenute ad Olduvai è presente un multangolato maggiore, che costituisce una chiara prova di opponibilità vera, una larga falangetta di pollice, che indica una mano funzionalmente affine (anche se non identica) a quella dell’Uomo attuale. Un altro esempio di opponibilità del pollice è offerto dai resti degli Australopitecini di Swartkrans, dove sono state rinvenute ossa metacarpiche di tipo umano, con un pollice però relativamente corto.

Solo quando i nostri lontani antenati lasciarono i boschi per vivere in territori più aperti e un pò alla volta incominciarono a camminare su due gambe (cioè solo con il perfezionamento e il raggiungimento completo della postura eretta) entrarono in azione le mani. Queste smisero di essere organi puramente passivi, utili solo per tenere saldo o far penzolare il   c  orpodall’albero o per raccogliere e portarsi alla bocca malamente il cibo, e divennero mezzi che resero capace l’Uomo primitivo di sostenere la lotta con l’ambiente:  egli adoperò le mani per procurarsi il cibo, per cacciare e per fare provviste. Ognuna di queste attività richiede un alto livello funzionale della mano.

ultimo aggiornamento: 11/02/2018